Percorrere la pittura italiana nei secoli

giugno 5, 2013 by · Commenti disabilitati su Percorrere la pittura italiana nei secoli
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La pittura italiana è sicuramente la più ricca al mondo, per questo motivo quando si devono realizzare libri o antologie che devono raccontare centinaia e migliaia di opere che vanno a distribuirsi in un periodo più o meno di circa sette secoli, bisogna sicuramente utilizzare dei criteri per poter effettuare una selezione in grado di rappresentare degnamente la storia dei dipinti e della pittura italiana.

Tutte le opere dal trecento in avanti sono legate principalmente da un filo conduttore riconducibile alla lingua italiana, infatti l’arte italiana si dimostrava molto più compatta dell’Italia politica che si è andata ad unificare solamente nella metà del secolo 800. Questo senso di unità e di compattezza dell’arte è sicuramente dovuto al fatto che i grandi maestri e giravano molto attraverso le grandi città dell’arte come Roma, Venezia oppure Firenze, per questo motivo vi erano numerosi scambi intellettuali e artistici tra gli artisti dell’epoca.

Per questo motivo vi era una vera e propria circolazione di quelle che erano le idee artistiche del momento e dei principali modelli figurativi adottati. Una caratteristica che contraddistingueva l’identità artistica italiana infatti era rappresentato da una molteplicità di apporti che arrivavano principalmente dalle diverse scuole locali, in un continuo connubio di creatività e poi si risolveva in una favolosa coerenza complessiva che si andava poi a distribuire nelle opere e nei dipinti (ma non solo), nello spazio e nel tempo. L’Italia gode di un’altissima qualità e quantità di grandi opere distribuite su tutto il territorio nazionale, e non solamente nelle città d’arte più famose.

Grandissimi opere sono presenti anche nelle province più piccole, dalle opere e dipinti più antichi, fino ad arrivare ai dipinti moderni degli ultimi secoli. Purtroppo questa ricchezza sia andato ad affiancare una forte esportazione di questi capolavori che sono andati poi ad arricchire i musei internazionali di tutto il mondo. Molti centri storici italiani sono dei veri e propri musei diffusi e all’aperto che rappresentano dei veri e propri punti di riferimento nella storia dell’arte. Questi si vanno affiancare alle opere d’arte vere e proprie e costituiscono la meraviglia dell’arte stessa, in grado di offrirci dei punti di riferimento ma allo stesso tempo di lasciare libera la nostra sensibilità e la nostra fantasia.

Il giornale letterario

febbraio 21, 2011 by · Commenti disabilitati su Il giornale letterario
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In uscita il nuovo numero del Giornale letterario (Il nono), foglio di informazione libraria gratuito, distribuito sinora in tutta Italia in 55.000 copie.
Il sito internet ha superato 305 mila lettori diventando di fatto, nella sua veste di solo contenitore, uno dei siti letterari più visitati del web.
In questo numero recensioni dei libri di: Antonella Levanto, Antonio Mazzoni e Lidia Maggioli, Carlo Vetere, Dario Schonberg, Elio Mancuso, Erika Tomini, Francesco Bonicelli, Gerardo Giaquinto, Giorgio Tasso, Giovanna Angelino, Giuliana Pitti, Monica Iacobbe, Oliviero Vittori, Paola Arcuri, Romano Meuti.
Per leggere il Giornale in pdf basta scaricarlo dal sito.

Per candidare i libri ad una recensione, scrivete a info@interrete.it

“Il volto nascosto della Lega Nord” di Maurizio Rizza

novembre 8, 2010 by · Commenti disabilitati su “Il volto nascosto della Lega Nord” di Maurizio Rizza
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Da lungo tempo nutrivamo il sospetto che dietro il volto efficientista dei massimi dirigenti della Lega Nord si nascondesse una faccia arruffona e affaristica come eravamo abituati a vedere nel nefasto cinquantennio della cosiddetta Prima Repubblica.
La rozzezza del linguaggio, il parlare a vanvera di una mitica ed inesistente Padania, la semplificazione della politica a chiacchiericcio da osteria, l’ossessiva e petulante difesa degli interessi del proprio territorio come se fosse un affare privato, le camicie e i fazzoletti verdi che ricordano altre camicie di più cupo colore del famigerato Ventennio, gli attacchi ai diversi comunque essi siano (omosessuali, rom, africani, asiatici, ecc.), certe manifestazioni di dubbio gusto come gli elmi cornuti, l’ampolla d’acqua del dio Po e altre simili idiozie, lasciavano il dubbio che dietro a tutta questa messinscena cialtronesca si celasse soltanto il vuoto delle idee, come in effetti è, e che il farsi e sentirsi parte di quella gente del Nord che ancora si crede in diritto di dare lezioni di operosità e correttezza al resto del Paese e soprattutto a coloro che abitano da Roma in giù, non fosse nient’altro che un bisogno di consolidare una comune identificazione tra partito e popolo che pure di per sé non è un atto sbagliato, se preso con le dovute cautele e i necessari distinguo.
Una classe dirigente è tale solo quando si propone di educare, correggere e migliorare gli uomini e le donne che la seguono, e non si limita soltanto a raccoglierne gli umori, i vizi e le paure amplificandone a dismisura i contenuti fino a farli diventare verità incontrovertibili.
Fosse stato solo questo, ne avremmo riso amaramente, compiangendo magari la triste decadenza di quel Nord illuminato, tollerante e industrioso a cui guardiamo ancora con orgoglio, simpatia e, perché no, con un pizzico di riconoscenza. Ma ora abbiamo la conferma che il marcio si annida anche tra gli istrioneschi emuli di Alberto da Giussano. Ci è bastato leggere un documentatissimo libro di due giornalisti siciliani Fabio Bonasera e Davide Romano (Inganno padano. La vera storia della Lega Nord, Prefazione di Furio Colombo, La Zisa, 2010, pp. 176, € 14,90) per trovare conferma a quelle che erano solo delle vaghe supposizioni.
Veniamo così a sapere, e ce lo confermano ex militanti della Lega da lungo tempo fuoriusciti o forzatamente allontanati, di operazioni finanziarie mal condotte che sono costate fior di quattrini a tanti ingenui militanti, di imbrogli pagati con i soldi pubblici, di scandalose pratiche di nepotismo che noi meridionali conosciamo benissimo e di cui pensavamo di avere, purtroppo, l’esclusiva, di meschine gelosie e rivalità indegne di un partito che agli inizi si era presentato come moralizzatore del costume politico nazionale, della occupazione di spazi di potere come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista avevano, ma con ben altro profilo, rastrellato per decenni, di abusi piccoli e grandi di amministratori pubblici, e di altre consimili nequizie che soltanto coloro che hanno frequentato o frequentano le segrete stanze del Carroccio conoscono perfettamente.
Ci spieghiamo anche il repentino voltafaccia di Bossi nei confronti del cavalier Berlusconi, in un primo tempo accusato di essere mafioso, e poi diventato un inossidabile alleato. È una storia pirandelliana, che dietro alla concessione di un prestito per il pagamento di un debito non soluto col rischio di finire in carcere per bancarotta fraudolenta, sottintende una mutua propensione al ricatto: io ti tengo in pugno perché se mi tradisci ti sputtano di fronte ai tuoi elettori che ti faranno a pezzi e in più ti concedo certe libertà nella tua Padania, dice l’uno; e l’altro, io se ti faccio mancare i miei voti in Parlamento ti getto in faccia ai giudici che ti vogliono processare, ma ti concedo di farti le leggi in favore del tuo impero economico, che se non ti mettevi in politica si sarebbe sciolto come neve al sole. Uno scambio di cortesie, ma non fra gentiluomini. Parole non scritte, ovviamente; soltanto pensieri che ciascuno dei due conosce perfettamente.
Due tipi così non possono non essere alleati, e lo saranno sempre perché tanto hanno da perdere camminando separati e al contrario molto da guadagnare finché riusciranno ad imbonire con le loro facezie una larga fetta di elettorato facile a farsi sedurre da promesse mirabolanti o da favori assai remunerativi. Tutto il resto: lo Stato, i cittadini, il federalismo (sempre ammesso che sia questa la soluzione dei mali del nostro Paese, della qual cosa ne dubitiamo profondamente), la Padania sono soltanto frottole per gonzi abilmente centellinate per tenere stretti a sé i propri elettori. Quello che realmente conta è l’impunità e il tornaconto per sé, per i loro parenti e gli amici più stretti.
Qualcuno obietterà che l’origine meridionale di Bonasera e Romano è sospetta di partigianeria, altri diranno che le fonti di cui si sono serviti per stendere il loro volume sono certamente da ascriversi all’odiato comunismo nostrano, o che le testimonianze raccolte sono inficiate dall’astio personale covato dai transfughi del Carroccio (Fabrizio Comencini, Gianfranco Biolzi, Ettore Beggiato). Siamo pronti a scommettere. E siamo pure pronti a scommettere che milioni di elettori presteranno fede ai tanti corifei di lor signori. Di asini coi paraocchi sono piene le strade.
Va da sé che non tutto quanto hanno scritto i due autori è pienamente condivisibile.
Ogni autore sa bene però che potrà essere criticato, che le sue parole potranno essere accolte con riserva, o completamente rigettate. Fa parte delle regole del gioco. È una questione di libertà, che è innanzi tutto rispetto reciproco dei ruoli. Purtroppo nel nostro Paese sono tanti coloro che delle regole democratiche fanno giornalmente carneficina. Il dissenso o la semplice critica possono diventare un delitto di lesa maestà, con tutte le conseguenze che ne possono derivare in termini di dileggio, ostracismo e, nel peggiore dei casi, di distruzione morale del dissenziente.
Ma tant’è. Così vanno le cose nell’Italia di Bossi e Berlusconi. E se non c’è da stare allegri, da quando l’opera di normalizzazione del pensiero va raccogliendo i suoi frutti avvelenati, è anche vero però che proprio in ragione di ciò abbiamo bisogno, un disperato bisogno, di scrittori, intellettuali, giornalisti che, rifuggendo dai comodi e gratificanti vantaggi che offre l’omologazione culturale, preferiscono raccontare la realtà anche nei suoi lati più oscuri, rischiando in prima persona, specialmente quando si indaga nei meandri oscuri del potere: e quello odierno è uno dei peggiori che l’Italia ha conosciuto dai tempi dell’unificazione.
La verità è sempre rivoluzionaria, diceva qualcuno: è una massima vera e sempre attuale, che prima o dopo trova la forza di riemergere dalle nebbie della mistificazione, dell’inganno e dell’oscurantismo forzato. Ecco perché, per il bene di tutti, settentrionali e meridionali, dobbiamo essere grati a Fabio Bonasera e Davide Romano di averci svelato, in questo libro, il volto nascosto della Lega Nord. È una piccola pietra, una delle tante piccole pietre che possono far crollare il massiccio castello del centro-destra italiano. Del resto, sono le piccole pietre che cambiano la storia.

Fabio Bonasera e Davide Romano, “Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord”, Prefazione di Furio Colombo, Edizioni La Zisa, pagg. 176, euro 14,90

Da oltre vent’anni la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d’ordine, la balzana simbologia. Sono pressoché ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all’inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si è passati alla gestione del potere. Diventano altresì chiare le ragioni di fondo che stanno alla base del patto d’acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.

Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista professionista. Gli esordi professionali nella sua città natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare alla corte de Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, è direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.

Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista pubblicista. Ha lavorato per molti anni nell’ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate ed è stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l’altro: Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato il saggio inedito del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009).

Concorso letterario “Una penna per Poe”

gennaio 20, 2010 by · Commenti disabilitati su Concorso letterario “Una penna per Poe”
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Il sito La Tela Nera (latelanera.com) e il blog Edgar Allan Poe (edgarallanpoe.it) indicono il concorso letterario gratuito “Una penna per Poe”, riservato ad autori maggiorenni.

Il concorso si propone di migliorare la diffusione del grande maestro dell’horror e di dare spazio a scrittori emergenti.

Ogni partecipante dovrà inviare un proprio racconto che avrà come tema d’obbligo espliciti riferimenti alle storie di Poe o perfino Poe come protagonista. I richiami possono anche essere riferiti alle poesie.

Tutti i manoscritti dovranno essere scritti in un buon italiano e inviati per email.

I migliori racconti saranno raccolti in un ebook e pubblicati nel web. Non è esclusa una pubblicazione cartacea.

I manoscritti dovranno essere inviati a partire dal 19 gennaio 2010 e non oltre il 19 aprile 2010.

Per le modalità di partecipazione e di invio dei materiali leggere attentamente il regolamento del concorso:

www.latelanera.com/unapennaperpoe


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